MICHELE SCARPONI STAGE 6
È la salita che segna la vittoria più bella di Michele, l’unica nelle sue Marche: Camerino, 16 marzo 2009. Tappa della Tirreno-Adriatico di 234 chilometri con più di 3mila metri di dislivello, e il Sassotetto a fare la differenza, a 42 chilometri dal traguardo. Neve caduta nella notte, gelo, nebbia, Michele che tiene il ritmo di Basso e di Garzelli per poi superarli nel centro storico di Camerino.
DESCRIZIONE (Dalle “Salite delle Marche”)
E’ una salita che ho detestato. Rileggendo il mio diario su 39×27.com (R.I.P.) capisco anche perché. Ad oggi devo essere salito per Sassotetto otto volte e in sei occasioni sono saltato in aria sulle sue pendenze. E oggi, dopo due scalate positive, ho ricominciato a soffrire, Per questo ho scritto sempre poco di questo versante, che pure è, probabilmente, la salita ciclistica più conosciuta della regione
A salire di qui ci vuole più o meno un’ora. Anche meno, ma bisogna essere dei buoni cicloamatori.
La salita è:
– lunga 14 km (12,3 fino a Sassotetto, se anziché valicare e scendere dall’altra parte vi accontentate di girare la bici e tornare a Sarnano),
– impegnativa (8-9% medio) e, nella parte centrale, tra i chilometri 6 e 7, decisamente ripida (12% di media con vari picchi al 14%).
Vanno presi con le pinze soprattutto alcuni passaggi:
– L’inizio, dopo la Fonte Brilli fino alle curve dei ristoranti è troppo lontano dal valico per essere preso forte. Parlo per me, ma, in quel tratto, l’entusiasmo mi fa sempre andare un po’ fuorigiri.
– L’unico vero tratto di respiro è il terzo chilometro, che coincide con l’attraversamento di Stinco (quota 700). La salita si fa cattiva subito dopo: appena superata l’ultima casa di Piobbico c’è un tratto in doppia cifra fino al tornante 1; la strada è sempre larga, l’aumento della pendenza è progressivo e si rischia anche qui di esagerare.
– Il chilometro dopo il primo tornante è un po’ più semplice (7,5%), ma poi la strada non scende mai sotto il 9%.
– Il tratto peggiore inizia al chilometro 6, tra il tornante 2 e 3: per due km le pendenze viaggiano bel oltre il 10%, le punte toccano di sicuro il 14%.
– Il tratto più iconico è tra il tornanti 4 e 5, dove la strada si apre un pertugio tra le rocce e si passa sotto il Sassone. Purtroppo ho solo foto infami scattate con la canicola
Dopo Fonte Lardina (l’incrocio Maddalena-Sassotetto) ci sono ancora tre tornanti e un brutto, bruttissimo drittone. Circa 10 minuti di ascesa. Molto dipende dal vento.
Salire quassù infatti è sempre un rischio, a meno che non sia piena estate. Sono salito per esempio il 6 aprile 2014. Dire che le condizioni non erano ideali è un eufemismo: neve poca, ma nebbia quanta non ne avevo mai vista… Sul Pizzo ci saranno stati sì e no 10 metri di visibilità. (Una chiosa dal mio diario: “Il freddo lo reggo bene, per questo non ho avuto problemi. Problemi ne li hanno avuti i miei freni che proprio non volevano saperne di fare il loro dovere)
Sotto trovate la foto di rito sul valico di S. Maria Maddalena; di solito ha un bello sfondo di prati forre e guglie, ma quella volta l’unico punto di riferimento visibile era il cartello stradale. Ci veniva da ridere pensando agli amici che nonostante le previsioni del tempo favorevoli non ci avevano seguito e si sarebbero dovuti prendere la nebbia senza la salita. Invece sulla costa c’era il sole
Ieri, 2 maggio, invece, peggio. Siamo saliti in quattro con i completini nuovi fiammanti del Velo club Freccia Vallone. A quota 1500 né freddo né nebbia. Neve poca sui prati; ne abbiamo trovata un po’ di più sulla discesa verso i Piani di Ragnolo, perché, naturalmente, come ad aprile dell’anno prima, la strada dei Pizzi di Chioggia e di Meta, che non è soggetta sgombero, era invasa dal solito nevaio. Ma non è stata certo la neve il problema,
Bensì il vento e c h e v e n t o ! ! ! ! !
Raffiche a 79-80 km/h forse di più. Quando abbiamo detto “no mas!” e girato la bici, Eolo ci ha riportati cima senza che pedalassimo (giuro!)
Insomma se si vuole venire qui in sicurezza bisogna scegliere i giorni dalla metà di maggio alla metà di ottobre e sperare che magari la sfiga guardi da un’altra parte. Anche il passaggio in quota della GF Terre dei Varano, che pure si corre verso il 10 maggio, in certe edizioni è stato flagellato dal maltempo.