MICHELE SCARPONI STAGE 4
Un’altra salita di casa per Michele, che qui si allena agli ordini di Mario Austero. E che continua a fare e rifare per tutta la sua carriera, con i suoi amici e colleghi. Si addentrano per le stradine e non passa una macchina per ore. Questi sono i panorami che Michele ama più di ogni altra cosa: salite, colli, saliscendi, paesi medievali circondati dalle mura. La bellezza che ti ripaga dalla fatica.
DESCRIZIONE (Dalle “Salite delle Marche”)
Il primo tratto, dal tornante (non ce ne sono molti) in avanti è un lungo drittone (ce ne sono troppi) piuttosto pedalabile (ma quello dopo Poggio non lo è affatto).
Questo è il versante (completamente asfaltato) più lungo del San Vicino e quello con il maggiore dislivello.
Di mio c’è il punto di Partenza. Adoro l’Abbazia di Sant’Urbano. A me piace passare dietro Poggio San Vicino, seguendo la strada indicata in questo articolo Poggio San Vicino da Sant’Urbano.
Se avete mancato l’incrocio per Domo vi ritroverete al quadrivio con la Provinciale Apiro-Poggi; siamo a quota 281, in Contrada Campone. Una freccia indica la direzione da seguire, ma è abbastanza superflua perché il Monte fa notare bene la sua presenza.
Il primo tratto, dal tornante (non ce ne sono molti) in avanti è un lungo drittone (ce ne sono troppi) piuttosto pedalabile (ma quello dopo Poggio non lo è affatto).
Alla fine si incontra un tratto non lungo attorno al 10% appena superata la frazione di Serronchia al quale segue un breve tratto di discesa fino all’incrocio che, a sinistra, porta a Frontale, luogo di partenza di un altro e più interessante versante; noi però teniamo la destra per il secondo troncone della salita, che ci porta diretti al paese di Poggio San Vicino, con pendenze pedalabili al 5-6%.A Poggio San Vicino ci sono: bar, ristorante, l’unica fontanella uscendo dal paese. La salita cambia aspetto : il terzo troncone è ben evidenziato dalla deviazione a destra e dalla strada che si fa più stretta e visibilmente meno curata.
Il fondo è comunque adatto alle bici da strada, ad essere pesante è la pendenza. Si sale per salire, ma non ci si accorge di farlo, perché per un paio di km la strada sale dritta come una stecca da biliardo in mezzo a pascoli. La pendenza si fa sentire, sempre sopra l’8% spesso con punte del 10-12%, e per tratti nemmeno tanto brevi.
Mi è capitato solo una volta di incrociare una famiglia di cinghiali, è stato proprio al centro del famoso drittone di Poggio San Vicino: sorgeva l’alba la mamma (bella bestia) attraversava la strada e tre cinghialotti in fila indiana al seguivano. Il babbo l’ho sentito solo dopo essere passato; era rimasto nascosto sotto il ciglio della strada a controllare.
Il panorama è spettacolare; affanno e foschia permettendo, l’occhio spazia dal lago di Castreccioni (o di Cingoli) con l’Adriatico sullo sfondo, alle colline della Vallesina e del Senigalliese fino al mare, passando per i paesi arroccati sulle colline come Apiro e Cingoli.
Al primo tornante le pendenze si fanno progressivamente più moderate, ma la salita non molla mai veramente, si viaggia sempre su pendenze nell’ordine dell’8-9%. Il terzo troncone termina dopo un altro chilometro circa, a quota 930 m nella località turistica di Pian dell’Elmo (bar, ristorante, piccolo campeggio e villette per vacanze), nel punto in cui si ricongiunge anche l’altra strada, quella che sale da Frontale.
Al primo tornante le pendenze si fanno progressivamente più moderate, ma la salita non molla mai veramente, si viaggia sempre su pendenze nell’ordine dell’8-9%. Il terzo troncone termina dopo un altro chilometro circa, a quota 930 m nella località turistica di Pian dell’Elmo (bar, ristorante, piccolo campeggio e villette per vacanze), nel punto in cui si ricongiunge anche l’altra strada, quella che sale da Frontale.
Attraversate le villette con un breve tratto pianeggiante all’ombra di fitti faggi secolari e rinsecchiti abeti, inizia l’ultimo troncone, quello più impegnativo, in cui la pendenza non scende mai sotto l’8% (se non alla fine) con punte del 14% e, ad aumentare la difficoltà ci si mette anche l’assenza di tornanti, si percorre infatti un enorme curvone verso sinistra che segue il fianco della montagna.
Arrivati a circa 500 m dal valico finalmente la pendenza scende ad un modico 4-5%, falsopiano finale che taglia i Prati di San Vicino dominati dalla vetta della montagna e la salita è finalmente conclusa. Il valico, carte militari alla mano, è posto a 1213 m e 80 cm s.l.m.
Nella prima parte (fino a Pian dell’Elmo), l’ombra e’ praticamente assente sia la mattina che il pomeriggio, a causa dell’assenza di vegetazione arborea, nell’ultimo tratto invece e’ più abbondante.
Nella prima parte (fino a Pian dell’Elmo), l’ombra e’ praticamente assente sia la mattina che il pomeriggio, a causa dell’assenza di vegetazione arborea, nell’ultimo tratto invece e’ più abbondante.
Asfalto vecchio ma in ottime condizioni fino a Pian dell’Elmo. Il passaggio sotto i faggi è stato riasfaltato nel 2016, di strada brutta non ne restano più successivi al tornante. Speriamo che duri perché adesso che anche la discesa dall’altro versante (verso Matelica) che era un disastro, grazie alla tappa della Tirreno-Adriatico “che-non-è-mai-partita”, è un biliardo.