MICHELE SCARPONI STAGE 8
La salita del Monte Grappa da Semonzo, conosciuta dagli appassionati come la “Salita n.8 del Giro di Scarpa”, non è semplicemente un’ascesa: è un viaggio dentro la storia del ciclismo italiano. Una montagna severa, autentica, che non concede tregua e che merita senza discussioni la classificazione Nera.
Arrivare in cima significa entrare in un luogo
Nel Giro d’Italia 2010, Michele Scarponi affrontò proprio questo versante in una delle tappe decisive della corsa rosa.
Giro 2010: la Liquigas forza l’andatura fin dalle prime rampe della salita, manda in difficoltà la maglia rosa Richie Porte. A 5 km dalla vetta scatta Nibali, gli rispondono solo Michele Scarponi, il campione del mondo Cadel Evans e il suo compagno Ivan Basso. Nibali si butta in picchiata verso Asolo, staccando gli altri tre. Vince la sua prima tappa al Giro e pone le basi per il suo primo podio.
QUADRO D’INSIEME
Dal profilo altimetrico emerge subito il carattere della salita:
18,6 chilometri, oltre 1.500 metri di dislivello e una pendenza media superiore all’8%, ma ciò che impressiona davvero è la continuità dello sforzo. Non esistono veri tratti di recupero. Il Monte Grappa da Semonzo è una lenta e costante prova di resistenza mentale, prima ancora che fisica.
I primi chilometri, lasciandosi alle spalle il paese di Semonzo del Grappa, sembrano quasi ingannevoli. La strada si alza con regolarità, il ritmo può ancora essere controllato e il paesaggio veneto accompagna il ciclista tra boschi e scorci aperti sulla pianura. Ma è solo l’inizio.
Dal quinto chilometro la montagna cambia tono: le pendenze iniziano a mordere stabilmente sopra il 9-10%, la carreggiata si stringe e il Grappa mostra il suo volto più rude. I tratti colorati in rosso e arancione del profilo raccontano una salita senza respiro, dove ogni tornante sembra introdurre una nuova rampa.
Intorno a metà ascesa arriva uno dei passaggi psicologicamente più duri. Non è il punto più ripido, ma quello in cui il ciclista comprende davvero la dimensione della montagna: il bosco diventa fitto, l’orizzonte sparisce e rimane soltanto il rumore del respiro e della catena sotto tensione. Qui il Monte Grappa seleziona. Qui si capisce perché questa strada sia entrata nella leggenda del Giro d’Italia.
Poi arrivano gli ultimi sei chilometri, i più epici. Il profilo altimetrico evidenzia una lunga successione di rampe severe, spesso oltre il 10%, alternate a rarissimi metri di tregua. È una salita che costringe a trovare il proprio ritmo interiore. Non si può bluffare sul Grappa: o si ha gamba, oppure si paga ogni metro.
Eppure, proprio nella fatica estrema, questa salita regala qualcosa di unico. Salendo verso Cima Grappa si respira la storia: quella della Grande Guerra, delle imprese del Giro e dei grandi scalatori italiani. Ogni curva sembra custodire un frammento di memoria ciclistica.
Il Sacrario del Grappa appare quasi all’improvviso, dopo chilometri di lotta contro la pendenza. Le gambe bruciano, il fiato è corto, ma la sensazione è quella delle grandi conquiste alpine: il silenzio, il vento e la consapevolezza di aver domato una delle ascese più dure d’Europa.
La salita di Semonzo non è soltanto un allenamento o una sfida numerica. È un’esperienza totale. Una montagna che pretende rispetto e che, proprio per questo, lascia nel cuore di ogni ciclista un ricordo indelebile.
ANALISI TECNICA
DATI CHIAVE
- Lunghezza: 18,6 km
- Dislivello: 1.538 m
- Pendenza media: 8,1%
- Classificazione: Nera
- Caratteristica principale: salita lunga, continua e senza reali recuperi.
SETTORE 1 — DAL PAESE ALL’IMBOCCO DELLA MONTAGNA
Km 0 – Km 3
Pendenza media: 5-7%
L’inizio da Semonzo è quasi ingannevole. La strada sale progressivamente, ancora larga e pedalabile. È il classico tratto in cui molti sbagliano approccio: il fondo è buono, il ritmo sembra facile e l’adrenalina porta a spingere troppo.
Come pedalare
Qui bisogna essere conservativi:
- usare agilità,
- frequenza alta,
- evitare accelerazioni inutili.
La vera salita deve ancora iniziare.
È fondamentale mantenere la respirazione sotto controllo e non superare la soglia. Chi entra in debito nei primi chilometri, sul Grappa lo paga più avanti con interessi altissimi.
Sensazioni
Le gambe girano bene, ma il profilo altimetrico mostra già un dato importante: non esistono tratti pianeggianti. Anche quando la pendenza cala, la strada continua sempre a salire.
SETTORE 2 — IL GRAPPA COMINCIA A MORDERE
Km 3 – Km 7
Pendenza media: 8-9%
Qui il Monte Grappa cambia faccia.
Le rampe iniziano a diventare regolari e continue. La salita entra nel bosco e il paesaggio si chiude: la percezione della fatica aumenta immediatamente.
Come pedalare
Questo è il settore ideale per trovare il proprio ritmo definitivo:
- pedalata rotonda,
- seduti il più possibile,
- rapporto agile ma non troppo corto.
Bisogna evitare continui cambi di ritmo. Sul Grappa vince chi riesce a “economizzare” ogni watt.
Strategia
È il tratto perfetto per alimentarsi:
- piccoli sorsi frequenti,
- gel o carboidrati prima che la salita diventi estrema.
Dopo il settimo chilometro mangiare diventa molto più difficile.
SETTORE 3 — IL CUORE NERO DELLA SALITA
Km 7 – Km 11
Pendenza media: 9-11%
È qui che il Monte Grappa da Semonzo mostra la sua fama di salita “Nera”.
Il profilo altimetrico evidenzia una lunga successione di segmenti rossi e arancioni: pendenze severe, costanti, senza respiro.
Il tratto attorno ai 10 km è uno dei più duri psicologicamente. La montagna sembra non finire mai.
Come pedalare
Qui cambia completamente il modo di stare in bici:
- si pedala spesso a bassa cadenza,
- il busto rimane fermo,
- la trazione deve essere continua.
Alzarsi sui pedali va fatto con attenzione:
- utile per cambiare muscolatura,
- pericoloso se usato troppo spesso.
Ogni rilancio costa energia preziosa.
Sensazioni
La velocità cala drasticamente.
Molti ciclisti iniziano qui la vera battaglia mentale:
- si guarda pochi metri avanti,
- i tornanti sembrano identici,
- la cima appare lontanissima.
È la zona dove la salita “entra nella testa”.
SETTORE 4 — LA ZONA DI RESISTENZA
Km 11 – Km 14
Pendenza media: 7-8% con tratti irregolari
Dopo la durezza estrema precedente, il profilo mostra alcuni momenti leggermente più pedalabili. Attenzione però: non sono recuperi veri.
Sono tratti traditori:
- si tende ad aumentare il ritmo,
- ma la fatica accumulata è già enorme.
Come pedalare
Qui serve esperienza:
- alleggerire leggermente il rapporto,
- rialzare la cadenza,
- recuperare fluidità.
È il momento in cui il ciclista deve “rientrare dentro sé stesso” e trovare una seconda energia.
Strategia mentale
Non bisogna pensare alla cima.
Conviene dividere la salita:
- un tornante,
- un chilometro,
- un cartello alla volta.
Sul Grappa il controllo mentale conta quasi quanto le gambe.
SETTORE 5 — GLI ULTIMI CHILOMETRI: EPICA PURA
Km 14 – Km 18,6
Pendenza media: 9-10%
Gli ultimi chilometri sono monumentali.
La quota aumenta, l’aria cambia, la fatica diventa totale. Il profilo torna violentemente rosso: rampe lunghe e continue oltre il 10%.
Qui il Monte Grappa decide chi ha davvero gestito bene la salita.
Come pedalare
Negli ultimi chilometri:
- bisogna evitare crisi di forza,
- mantenere regolarità assoluta,
- usare tutto ciò che resta ma senza strappi.
Chi ha esagerato nella prima metà spesso è costretto a zigzagare o a salire fuori soglia.
Chi invece ha amministrato bene riesce ancora a:
- stare seduto,
- mantenere trazione,
- aumentare progressivamente il ritmo.
Le sensazioni finali
Il Sacrario appare quasi improvvisamente.
Le gambe sono vuote, ma la mente entra in una dimensione quasi epica. È il classico finale da grande salita italiana:
- silenzio,
- vento,
- fatica,
- storia.
IL CICLISTA IDEALE PER IL GRAPPA DA SEMONZO
Questa salita premia:
- scalatori resistenti,
- passisti leggeri,
- ciclisti capaci di gestire lo sforzo.
Non è una salita esplosiva.
È una montagna da diesel, da regolaristi, da corridori che sanno soffrire a lungo.
Ed è proprio per questo che Michele Scarponi la amava.
Una salita vera, dura, senza scorciatoie. Una montagna che non mente mai.